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Terra, il monologo di Alessandro Bergonzoni al Concerto per l’Emilia (25/06/2012)

Alessandro Bergonzoni al Concerto per l'Emilia 2012

Alessandro Bergonzoni a Bologna (25/06/2012)

Lunedì 25 giugno 2012 allo Stadio Renato Dall’Ara di Bologna si è tenuto il “Concerto per l’Emilia“, evento di solidarietà in favore delle popolazioni emiliane (ma non dimentichiamoci anche la bassa mantovana) colpite dal terremoto.

Il momento migliore della serata, a mio parere, è stato il monologo di Alessandro Bergonzoni, uno che ha una padronanza linguistica fuori dal comune e che con le parole ci sa davvero fare.

Il monologo “Terra” di Bergonzoni mi è piaciuto a tal punto che ho voluto trascriverlo per chi se lo fosse perso. Riporto quindi qui di seguito il testo della “Lettera alla Terra” scritta da Bergonzoni.

Cara Terra,
sembri all’ultimo stadio ma non è l’ultimo stadio, ne avremo altri pieni così.

Terra ti abbiamo fatto paura. Per questo tremi. Ma cambieremo. Stasera cambiamo, ti facciamo ballare, Terra. Questo facciamo stasera, questo facciamo stasera, Terra. Ballaci sotto.

Cambiamo, dobbiamo cambiare. Non facciamo più il possibile, dobbiamo fare l’impossibile, te lo promettiamo.

Cambieremo anche lavoro, faremo nuovi lavori. Fonderemo la “Banca dei Peli”. Si dice sempre: per un pelo non mi hanno dato il mutuo, per un pelo non ho avuto la pensione, per un pelo non ho vinto un concorso. Beh, la banca dei peli cosa fa? Ti darà quel pelo per andare avanti. È l’incredibile stasera.

Cara Terra, con i soldi raccolti stasera costruiremo ospedali dove ci andrà chi non si è mai fatto niente. Li chiameremo Ospedali Grandi Illesi. Ma soprattutto ne costruiremo altri dove ci andrà chi crede che trivellare la terra non abbia conseguenze. Non è vero.

Chi costruisce ovunque, chi risparmia sul lavoro. E li chiameremo Ospedali Grandi illusi! Capiranno questa volta? Sì, capiranno!

Osserveremo le regole, Terra, osserveremo le norme come fossero comandamenti ma ci metteremo un punto interrogativo e diventeranno i “Domandamenti”. Cioè “non rubare?” È confermato? Siamo sicuri? Sì. “Non desiderare la donna d’altri” c’è ancora o è stato sostituito da “vietato sparecchiare?” Dicci Terra!

Terra ti prometto che sapremo distinguere i diritti dai doveri, ma soprattutto capiremo i “dov’eri”. Dov’eri quando la devastavano, dov’eri quando ti chiedeva aiuto. Dov’eri?

Questi volontari che sono la che soffrono, ma offrono. È una loro forza. Soffrono, offrono.

Terra, estirperemo quelle piante di uomini piccoli, in miniatura, invasati, che non crescono mai. I “non-sai”. Non li vogliamo più i nonsai.

Sono gli unici che sanno che l’indifferenza è biadesiva, cioè si attacca da tutte le parti.

Noi non siamo indifferenti, non possiamo. Ti prometto che diventeremo intelligenti. Se perderemo le chiavi di casa ce ne fregheremo perché avremo il duplicato della porta. Te lo prometto.

Guarderemo la televisione ma non l’accenderemo. Questo faremo.

E rispetteremo il prossimo, ma anche quello che c’è già qui ora, perché il prossimo è già troppo tardi. Il prossimo viene dopo, meglio quello di adesso. Adesso, ora!

E cambieremo, Terra. Cambieremo unità di misura. Non più in chilometri misureremo, ma in abbracci. Misureremo lo spazio in abbracci, non più in chilometri. Questo vogliamo fare, Terra, sappilo!

E siccome il terremoto è una devastazione non ci metteremo sotto la pensilina di questa de-vas-ta-zio-ne e penseremo. Si chiama pensilina perché dobbiamo pensare. Non ci piove.

E impareremo dalla chirurgia etica. Ci rifaremo il senno. Rifacciamoci il senno di 30-40 misure! Terra, te lo promettiamo.

I nostri Re saranno Re-Agire e Re-Sponsabile. Saranno loro i nostri Re.

Impareremo dai Maya, dagli Ittiti, dai Babilonesi, non saremo un popolo di zittiti. Te lo promettiamo. Non saremo più un popolo sotto dettatura, non lo siamo più un popolo sotto dettatura. Decidiamo il da farsi, ma stasera anche il da darsi. Stasera è il da darsi. Voi state dando, la parola danno dentro la parola dare. Voi state dando, grazie! La Terra questo lo sente.

Terra, ci monteremo la testa. Te lo prometto, ci monteremo la testa! Troppa persone escono alla mattina e la lasciano sul cuscino. Montiamocela la testa! Svegli!

La parola purtroppo non esisterà più. La parola “aimè” diventerà un monumento artistico all’altruismo disinteressato. La tua casa è crollata? Soffri? Sei solo? Tranquillo: “hai me”! Noi saremo la risposta a loro. Avete noi. Hai me!

Non piangeremo più sul latte versato, cambieremo mucche.

E come diceva un mio amico muratore: “Il buongiorno si vede dal mattone”. Costruiamoci!

Grazie Terra, tutta la Terra, non solo l’Emilia.

Video (fonte: Youtube)

Ecco anche il video del monologo di Alessandro Bergonzoni al Concerto per l’Emilia 2012.


Scritto da:
Data: 27-06-2012
Categoria: Marketing e Comunicazione
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